E ancora, la sensazione viscida che alla fine l’opera non sia sul fondatore del fascismo ma su una visione molto wasp dell’Italia: un Paese immaturo, melodrammatico, straccione, retto da buffoni, incapace di gestirsi, infido, levantino, fannullone. Lo stesso approccio dei “Grandi” alla Conferenza di Parigi del 1919

























































