Categoria: Cultura & Spettacoli

  • Il debutto veronese di “Le Villi”: l’opera giovanile di Puccini riscoperta al Filarmonico

    Il debutto veronese di “Le Villi”: l’opera giovanile di Puccini riscoperta al Filarmonico

    (di Gianni Schicchi) Le Villi, opera giovanile del debuttante Giacomo Puccini, approda per la prima volta nel nostro Filarmonico. Un’operazione che meritava di essere finalmente portata alla conoscenza del pubblico veronese, non fosse altro per aver segnato l’avvio di una carriera musicale fra le più brillanti nel panorama operistico mondiale.

    Il lavoro agli esordi non ebbe molta fortuna (è accaduto spesso nella storia della musica) con la giuria del Concorso Sanzogno di Milano (maggio 1884) al quale partecipò – infatti non fu nemmeno presa in considerazione – ma trionfò clamorosamente poche settimane dopo al Teatro Dal Verme del capoluogo lombardo.      

    A segnare il mondo incantato delle Villi al Filarmonico, la regia di Pier Francesco Maestrini, con la suggestiva video scenografia di Guilermo Nova, i costumi di Luca Dall’Alpi, le luci di Bruno Ciulli e i movimenti scenici di Michele Cosentino nell’allestimento proveniente dalla Fondazione Teatro Regio di Torino

    Maestrini è riuscito a cucire un’azione concisa e scorrevole ambientata in un paese tedesco del primo Novecento, dove le proiezioni di Nova hanno poi puntato su una narrazione che ha tenuto conto del periodo storico in cui l’opera venne composta, delle implicazioni letterarie della scapigliatura e della nascente psicanalisi.

    Le Villi
    Screenshot

    Nel cast, l’affascinante soprano mestrino Anna Sara Cortolezzis, come Anna, il cui tema conduce a quell’amore tradito che è da lei bene interpretato e con trepidante passione. Una giovane donna, violata nelle sue pure speranze d’amore e di fedeltà, costretta a morire di dolore perché come recita il monologo d’apertura (con voce fuori campo): l’amore può uccidere ma anche resuscitare. E se la donna troverà redenzione nella trasfigurazione spettrale, sarà Roberto a perire, circondato dalla danza vorticosa delle Villi.  Galeano Salas ha dato vita al suo tormentato personaggio con piglio spavaldo e ottima vocalità. La sua romanza “Torna ai felici dì dolente il mio pensier”, tutta imperniata sul mezzo-forte, è superata con grande abilità e viene giustamente premiata dal forte applauso del pubblico. Il tenore messicano (oggi americano) ha confermato le ottime doti già espresse nel Rigoletto di questa estate in Arena, facendo risaltare ancora una volta il valore della scuola tenorile latinoamericana che ha sempre espresso grandi voci. Il baritono albanese Gezim Myshketa (una vecchia conoscenza del Filarmonico) ha vestito poi egregiamente i panni del vecchio Guglielmo Wulff, padre della fanciulla, rendendone tutta la dolente mestizia. 

    La musica intensa e appassionata di Le Villi, irrora la trama di venature delicate e pallide nuances quando è la dimensione fantastica e straniante a dominare, arricchendosi di tinte fosche, quando le vicende si fanno tragiche e strazianti. Ế facile osservare quale partito Puccini sappia trarne più oltre nell’opera quando vuole far cantare i suoi personaggi, come sappia riprendere idee già nate nel Capriccio sinfonico, primo suo lavoro strumentale, quello stesso che nel bel mezzo offre il motivo del futuro inizio di Bohème, via via che le Villi, dopo il coro iniziale, allineano la soave “scena e romanza” di Anna “Se come voi piccina io fossi, o vaghi fior”. 

    Segue quindi l’inizio del secondo atto: Anna abbandonata malgrado le promesse è morta di dolore. Passa il suo funerale e subito dopo segue il noto Intermezzo sinfonico che dipinge la tregenda delle Villi. Nel “largo doloroso” sembra udire quasi una anticipazione del Mahler più drammatico, le recriminazioni del padre sono forse le pagine più retrospettive, quasi verdiane; Roberto ritornato a casa si pente invano, poi le Villi lo trascinano a morte nel vortice danzante, non senza che una folata mesta e patetica anticipi qualcosa della futura Manon Lescaut. 

    Alessandro Cadario sul podio, dosa i chiaroscuri e delinea gli intrecci con mano sensibile e precisa, dirigendo la compagine della Fondazione Arena che risponde con una eccellente e crescente prestazione, seguita da un coro che Roberto Gabbiani ha come sempre preparato con estrema cura.    

    Il giovane direttore è davvero abile nel lasciare trasparire tutta la gentilezza melodica della partitura di Puccini e la sua tendenza innata a comporre secondo tecniche abbastanza diverse da quelle più tecnicamente ottocentesche. Cadario mostra spesso delle belle intenzioni, anche nella luminosa freschezza dell’inizio e nella densa atmosfera “verdiana” che apre il secondo atto, aiutata da una orchestra molto attenta nell’esaltare le diverse alternative chiaroscurali e cromatiche che giustificano un’opera lasciata immeritevolmente nel dimenticatoio.

    La prima recita de Le Villi è filata via con i suoi due brevi atti (per 75 minuti di musica e un solo intervallo) esaurendo un Filarmonico entusiasta e partecipe, che al termine ne ha decretato l’indiscusso successo.

  • Il Caffè Dante riapre e torna a vivere: la piazza ritrova la memoria e un futuro

    Il Caffè Dante riapre e torna a vivere: la piazza ritrova la memoria e un futuro

    Chiara Castagnini e Sabrina Bergamasco
    Chiara Castagnini e Sabrina Bergamasco
    Il Caffé Dante all'angolo con Via delle Fogge
    Il Caffé Dante all’angolo con Via delle Fogge
    Il tradizionale interno del Caffè Dante nella precedente versione. C'è molta curiosità per il nuovo aspetto
    Il tradizionale interno del Caffè Dante nella precedente versione. C’è molta curiosità per il nuovo aspetto
  • Mussolini in Ucraina recita un poema di Pascoli

    Mussolini in Ucraina recita un poema di Pascoli

    Il viaggio di Mussolini e Hitler sul fronte orientale

    (Angelo Paratico). Pochi sono a conoscenza di un lungo viaggio compiuto da Benito Mussolini nell’agosto del 1941. Un treno speciale lo raccolse a Riccione il 23 agosto, dove lui risiedeva, nella sua villa estiva, proprio quella che fra pochi giorni verrà messa all’asta dalla Fondazione Karim che oggi la possiede.

    Il programma era di coprire ben 15.000 chilometri accompagnato da Adolf Hitler e da altri gerarchi per studiare la situazione sul fronte orientale.  Con lui viaggiava anche l’interprete tedesco, Eugen Dollman (1900-1985) che dopo la guerra scrisse un libro di memorie, intitolato l’Interprete.  

    Dollmann notò che Mussolini in quei giorni era di umore nero e spesso si perdeva nei suoi pensieri. La causa di tutto questo era stata la perdita del suo amato figlio, Bruno, morto a 23 anni, il 7 agosto 1941 mentre collaudava un bombardiere costruito dalla Piaggio.

    I due dittatori e il loro seguito prima fecero una tappa presso una fortezza diroccata sull’attuale confine fra Polonia e Ucraina e in un angolo videro dei vestiti di soldati nemici, spuntò una lettera insanguinata da un taschino e Mussolini chiese a un interprete di dirgli cosa si diceva, gli dissero che era dalla madre di quel soldato morto, lei gli chiedeva di riguardarsi, parlava del raccolto e degli animali. Dollmann notò che Mussolini, commosso, stava quasi per piangere, ma Hitler, che non comprendeva che avesse, lo scosse e gli disse che non avevano tempo da perdere e che dovevano affrettarsi.

    Mussolini e Hitler in Ucraina

    Il 27 agosto vennero portati al campo di aviazione di Krosno, alle 5 del mattino. Messe e gli altri generali erano stanchi ma non poterono tirarsi indietro e partirono su un Kondor della Luftwaffe. Dollmann scrisse che Mussolini era contrariato per le continue vittorie tedesche e cominciò a parlare delle conquiste dell’imperatore Traiano, perché da quelle parti avevano combattuto le sue legioni, Hitler fu costretto a stare zitto e lasciarlo parlare, mentre gli spiegava come costruire ponti sul Danubio e la terra bruciata che fecero i selvaggi germanici che abitavano quelle lande sperdute.

    Mussolini pareva compiaciuto di averlo zittito, ma Hitler cominciò a parlargli della aviazione germanica e di alta strategia. Mussolini, annoiato, si alzò dal suo posto dentro all’aereo e dichiarò di volersi mettere ai comandi. Hitler e i suoi generali cercarono di scoraggiarlo, ma non ci fu verso. Il pilota di Hitler si fece da parte, sudando freddo e mormorò: “Pazzi italiani, fallo precipitare tu se vuoi”.

    Erano tutti terrorizzati ma furono costretti a stare zitti, mentre Hitler digrignava i denti. Dollmann notò che in quel momento Mussolini avrebbe potuto cambiare il corso della storia fracassandosi con quell’’aereo ma, assecondato dal pilota, il duce riuscì ad atterrare. Subito si formò un convoglio di auto che si diressero verso il confine dove ancora si combatteva. Erano circondati da bersaglieri italiani che gridavano “Viva il Duce!”.  Mussolini prese a parlare con ammirazione dei romanzieri russi, che conosceva bene. Ma Hitler non era d’accordo e si lanciò in una violenta tirata contro Tolstoj e il suo Guerra e Pace che definì un testo disfattista e di propaganda comunista.

    Eugen Dollmann nel 1955

    Giunti a uno spiazzo rialzato scesero e vennero disposte delle mappe di fronte ai due uomini, e Hitler cominciò a spiegare come avrebbero distrutto la Russia e quali divisioni corazzate avrebbero impiegato per completare l’opera tuttora in corso.

    A un certo punto Mussolini esclamò, in italiano: “E allora? Piangeremo come Alessandro Magno per la luna?”. Dollmann lo tradusse in tedesco ad Adolf Hitler che lo guardò e poi guardò il suo amico, pensando che fosse impazzito. Mussolini recitò l’intera strofa di quel poema di Giovanni Pascoli, che Hitler non aveva mai sentito nominare. Mussolini gli spiegò che era un poema su Alessandro Magno nel quale si dice che il macedone, raggiunta l’India, si dispiaceva di non poter conquistare anche la luna.

    Mussolini s’accorse che Hitler si era molto irritato ma lui ne era felice e si compiaceva del fatto che nel cuore delle steppe ucraine solo lui e, in parte, l’interprete conoscevano il poema di Pascoli. Dollmann dice che da un lampo negli occhi di Hitler capì che era furioso, perché metteva in dubbio la sua grande strategia ma si controllò con un enorme sforzo. Se quelle parole fossero state pronunciate da uno dei suoi generali, Hitler lo avrebbe fatto fucilare ma non poteva giocarsi l’unico amico che aveva al mondo.

    Quello per Dollmann fu un momento indimenticabile, stavano nel mezzo dell’Ucraina con le divisioni tedesche che avanzavano, accerchiando e distruggendo le armate russe ma erano stati sfiorati da un soffio di divina eternità.

  • Il cane che parlò all’uomo. Il libro di mons. Fasani

    Il cane che parlò all’uomo. Il libro di mons. Fasani

    Presentazione Venerdì 31 ottobre alle 17,30 alla Biblioteca Capitolare

    ‘Il cane che parlò all’uomo‘ ed. Tau, è il libro che mons.Il cane che parlò all’uomo. Il libro di mons. Fasanipresenterà alla Biblioteca Capitolare, in piazza Duomo 19 a Verona. L’incontro con l’autore sarà condotto dl prof. Pietro Beccherle

    Luca è un uomo che ha perduto le sue certezze. Un cane randagio, con un orecchio su e un altro giù, cammina smarrito tra l’indifferenza del mondo. Quando i loro sguardi si incrociano, qualcosa cambia. 

    Inizia così un viaggio straordinario, dove la solitudine si trasforma in compagnia e l’ascolto silenzioso diventa linguaggio d’anima. Un romanzo che graffia e consola, una favola moderna, tenera e implacabile, sulla fragilità, sull’amore che salva, sul mistero che ci abita. 

  • Andrea Bacchetti a Fucina Machiavelli con “Da Bach a Chiambretti”: quattro secoli di musica in un recital unico

    Andrea Bacchetti a Fucina Machiavelli con “Da Bach a Chiambretti”: quattro secoli di musica in un recital unico

    (di Gianni Schicchi) Il pianista di fama internazionale Andrea Bacchetti, conosciuto dal grande pubblico per la collaborazione con Piero Chiambretti nella trasmissione televisiva Tiki Taka, sale sul palco di Fucina Machiavelli questo sabato 25 ottobre alle 19 per presentare il suo ultimo show “Da Bach a Chiambretti: 4 secoli di Musica in TV”. 

    Da Bach a Chiambretti è un recital pianistico guidato dal racconto di Bacchetti, che accompagnerà il pubblico attraverso la spiegazione e l’esecuzione di una selezione eclettica di brani – da Bach a Scarlatti, a Mozart, a Debussy fino ad arrivare a Lucio Battisti – per narrare gli ultimi quattrocento anni di musica, in un percorso originale attraverso la musica classica, con un’attenzione particolare per l’innovazione e la contaminazione tra generi. 

    Proprio in questo solco si colloca la presenza di Andrea Bacchetti, artista poliedrico e affascinante, dotato di un talento unico e di una personalità tanto vivace quanto ricca di sfumature. Dopo aver debuttato a undici anni con i Solisti Veneti in Sala Verdi a Milano, è ospite fisso dei maggiori festival nazionali internazionali, dove viene invitato in qualità di solista, ma anche di camerista. 

    Con il suo stile inconfondibile, Bacchetti ha saputo avvicinare la musica classica ad un pubblico ampio e diversificato, anche grazie alla sua abilità di muoversi con naturalezza tra il mondo della musica d’arte e quello televisivo, dove ha introdotto il repertorio classico con grazia e ironia. Questi interventi hanno permesso al pubblico di apprezzare una dimensione più leggera e immediata della musica colta, avvicinando nuove generazioni a opere senza tempo.

    Dotato di un’intelligenza curiosa, di un’originalità che cattura e di un perfezionismo ormai proverbiale, Bacchetti riesce a dare una prospettiva inaspettata alle sue interpretazioni, mantenendo sempre intatta la profondità della sua arte. Insomma, un appuntamento da non perdere con uno dei più grandi interpreti italiani.

    Biglietti: intero 14 euro / ridotto (under 30-over 70) 12 euro, convenzioni 10 euro / under18 8 euro, acquistabili online su fucinaculturalemachiavelli.com o in biglietteria a partire da un’ora prima dell’inizio.

  • I Virtuosi Italiani inaugurano le matinée domenicali: cinque appuntamenti tra Mozart, Schubert e Schumann”

    I Virtuosi Italiani inaugurano le matinée domenicali: cinque appuntamenti tra Mozart, Schubert e Schumann”

    (di Gianni Schicchi) Tra le grandi novità della 27ª Stagione concertistica de I Virtuosi Italiani un ciclo di cinque matinée in programma alla domenica mattina, alle ore 11, in San Pietro in Monastero. Domenica 26 ottobre il primo appuntamento, con brani di Mozart, Schubert e Schumann. Gli incontri, pensati per avvicinare un nuovo pubblico alla grande musica classica e offrire un’occasione diversa di ascolto, inizieranno con un concerto dal titolo Gioventù e passione.

    Accanto a I Virtuosi Italiani, la giovane violoncellista Erica Piccotti, classe 1999, vincitrice di premi internazionali e Alfiere della Repubblica, e il giovanissimo violinista Pietro Milzani, classe 2005. “L’inserimento delle matinée domenicali, così come quello dell’altra novità di quest’anno, i concerti cameristici del lunedì – sottolinea il direttore artistico Alberto Martini – risponde al desiderio di ampliare le possibilità di ascolto e incontro con la musica in contesti e orari diversi, favorendo un dialogo sempre più vivo con il nostro pubblico”. La matinée si aprirà sulle note del Divertimento n. 3 in fa maggiore per archi K 138 di Wolfgang Amadeus Mozart.

    Composto a Salisburgo tra il gennaio e il marzo del 1772, il brano risente dell’influenza stilistica, sia dei maestri italiani che di Michael Haydn, e si caratterizza per il discorso melodico chiaro e scorrevole. A seguire il Rondò in la maggiore per violino e orchestra d’archi, D. 438, uno dei rari brani del genere concertante per violino e orchestra d’archi di Franz Schubert. Composto nel 1816 dal musicista appena diciottenne, esalta le possibilità espressive e virtuosistiche del violino. A conclusione l’esecuzione infine dei tre celebri movimenti delConcerto in la minore per violoncello e orchestra, op. 129 di Robert Schumann. Questa meravigliosa pagina, composta a Düsseldorf tra il 10 e il 24 ottobre del 1850, coincide con l’anno in cui al musicista venne affidato il prestigioso incarico di direttore dei Concerti e della Società Corale della città.

    Info, biglietti e abbonamenti – I biglietti sono acquistabili sul sito https://ivirtuositaliani.vivaticket.it o nella biglietteria di piazzetta Ottolini 9. Per info e costo biglietti e abbonamenti: www.ivirtuositaliani.eu.

    Una novità: da quest’anno sono stati creati due nuovi abbonamenti flessibili, da 5 o 10 ingressi, validi per tutti gli spettacoli e per tutte le rassegne: Stagione Concertistica, I Concerti della Domenica e I Lunedì Cameristici. Si tratta degli abbonamenti Open con i quali è possibile costruire la propria personale agenda di spettacoli. Gli Open, superando la modalità del posto e della data fissa, permettono di scegliere trasversalmente alle serate e di risparmiare sull’acquisto del biglietto singolo. Si ha tempo fino a un’ora prima dell’inizio dello spettacolo per decidere quale opera vedere (salvo disponibilità dei posti).

    Anche per la Stagione 25-26 sono rinnovate le convenzioni già in atto con diversi Istituti scolastici della città e della Provincia, con il Conservatorio di Musica dall’Abaco di Verona, con l’Università degli Studi di Verona, l’Associazione Anteas, l’Università dell’Educazione Permanente del Comune di Verona, offrendo la possibilità principalmente ai giovani di partecipare alle prove di preparazione dell’orchestra e dei suoi artisti ospiti, nonché di godere, insieme alle famiglie e al corpo docente, dei concerti a tariffe agevolate. Un elenco dettagliato delle convenzioni lo si può trovare al sito wwww.ivirtuositaliani.eu. Per informazioni: segreteria.ticket@ivirtuositaliani.eu, +39 392 7178741.

  • A Moglia non hanno tempo da perdere in pinzillacchere

    A Moglia non hanno tempo da perdere in pinzillacchere

  • Leonardo Da Vinci e il veronese Marc’Antonio Della Torre

    Leonardo Da Vinci e il veronese Marc’Antonio Della Torre

    Leonardo Da Vinci fu aiutato dal veronese Marco Antonio Della Torre

    Marc’Antonio Della Torre
    Carrelli per macchine volanti di Leonardo
    Palazzo Della Torre disegnato dal Palladio
    Un bimbo nell’utero, esiste un disegno molto simile e antecedente a quello di Leonardo e disegnato da un persiano.
  • Mito, melodia e Scapigliatura: “Le Villi” di Puccini debutta al Teatro Filarmonico

    Mito, melodia e Scapigliatura: “Le Villi” di Puccini debutta al Teatro Filarmonico

    Dal 26 ottobre al 2 novembre la prima veronese dell’esordio operistico del compositore lucchese, con la direzione di Alessandro Cadario e la regia di Pier Francesco Maestrini

    Per la prima volta al Teatro Filarmonico di Verona, dal 26 ottobre al 2 novembre, approda Le Villi, il debutto operistico di Giacomo Puccini: un’opera giovanile e affascinante, sospesa tra mito e realtà, tra la musicalità del melodramma italiano e le suggestioni nordiche della Scapigliatura. Quattro le recite in programma (26 e 29 ottobre, 31 ottobre e 2 novembre), con un cast di giovani interpreti di rilievo internazionale diretti da Alessandro Cadario e la regia di Pier Francesco Maestrini.

    Protagonisti sul palco saranno il soprano Sara Cortolezzis nel ruolo di Anna, il tenore Galeano Salas nei panni dell’amato infedele Roberto e il baritono Gezim Myshketa come Guglielmo. L’allestimento, firmato dal Teatro Regio di Torino, si avvale delle scene di Juan Guillermo Nova, dei costumi di Luca Dall’Alpi, delle luci di Bruno Ciulli e dei movimenti coreografici curati da Michele Cosentino. A completare il quadro, l’Orchestra e il Coro di Fondazione Arena – preparato da Roberto Gabbiani – chiamati a dar voce al lirismo e al respiro sinfonico della partitura.

    Un capolavoro giovanile tra due mondi

    Scritta nel 1883 da un venticinquenne Puccini su libretto di Ferdinando Fontana, Le Villi nacque per un concorso dell’editore Sonzogno, che tuttavia non vinse. L’opera, tratta da un racconto di Alphonse Karr e ispirata al mito delle fanciulle-fate vendicatrici del folklore slavo, venne rappresentata per la prima volta al Teatro Dal Verme di Milano nel 1884. Fu il trampolino di lancio per il giovane compositore lucchese, che da lì a poco avrebbe firmato un contratto con l’editore Ricordi, segnando l’inizio di una carriera destinata a lasciare un segno profondo nella storia della musica.

    Opera di confine, Le Villi si muove tra la tradizione italiana e le suggestioni mitiche e wagneriane del Nord Europa. In essa convivono la forza melodica del melodramma e la raffinatezza orchestrale di una scrittura già matura, in cui si avvertono le influenze della Scapigliatura milanese, terreno fertile per la sperimentazione e l’ibridazione dei linguaggi artistici.

    Tradimento e rimorso: la visione di Maestrini

    Nel suo allestimento, Pier Francesco Maestrini legge Le Villi come una storia sospesa tra realtà e sogno, in cui il tradimento e il rimorso — temi centrali nella poetica pucciniana — assumono la forma di un castigo soprannaturale. «Nel Puccini giovane – spiega il regista – il rimorso non è soltanto un tormento interiore, ma prende corpo, si fa strumento punitivo, incarnandosi nelle Villi, spiriti che vendicano ogni promessa tradita».

    L’impianto visivo, creato con Juan Guillermo Nova, Luca Dall’Alpi e Michele Cosentino, ricrea le atmosfere della fine dell’Ottocento, intrecciando suggestioni scapigliate e simboliste con un linguaggio visivo moderno e onirico, che rievoca le inquietudini di un’epoca in bilico tra romanticismo e psicanalisi nascente.

    L’appuntamento inaugura la Stagione Lirica 2025 di Fondazione Arena, che propone al Filarmonico titoli rari e nuove produzioni. Alla rappresentazione si affiancano anche momenti di approfondimento e iniziative dedicate ai giovani.

    Giovedì 23 ottobre alle 18, nella Sala Veranda dell’Accademia Filarmonica, il musicologo Fabio Sartorelli presenterà l’opera al pubblico in un incontro gratuito.
    Venerdì 24 ottobre alle ore 16, la prova generale sarà aperta agli studenti, preceduta da una presentazione introduttiva alle 14.30.

    Per il progetto Arena Young, le scuole potranno inoltre partecipare agli incontri Preludio un’ora prima degli spettacoli del 29 e 31 ottobre, nella Sala Maffeiana, per conoscere trama, personaggi e contesto storico dell’opera.

    Informazioni e biglietteria

    I biglietti per Le Villi sono disponibili sul sito www.arena.it e presso le biglietterie di via Dietro Anfiteatro e via Roma.
    Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa Fondazione Arena di Verona (ufficio.stampa@arenadiverona.it – tel. 045 8051861).

  • La morte della passione antiquaria

    La morte della passione antiquaria

    (Angelo Paratico). Tendiamo a riempire le nostre case di mobili Ikea, usa e getta, eppure potremmo trovare mobili antichi a prezzi inferiori a quelli di design svedese, un fatto che solo venti o trent’anni fa sarebbe parso incredibile. Quelli antichi costano pochissimo ma sono molto più belli, massicci e, a differenza di quelli di Ikea, raccontano storie meravigliose. Non esiste più l’illusione di un tempo, che ci faceva credere che acquistando pezzi antichi stavamo facendo un investimento e che dopo cinquant’anni il loro valore sarebbe cresciuto.

    No, oggi vale poco e domani non varrà nulla. Perché durante questo lasso di tempo il gusto è cambiato e il mercato è saturo di antichità che non vuole nessuno.

    Questo vale anche per l’argenteria (che pure è antibatterica), i cristalli e i tappeti persiani, anche per via del fatto che le nuove case un il riscaldamento a pavimento. Ne parlavo con una signora che gestisce uno degli ultimi negozi di tappeti storici rimasti a Verona e che si trova a due passi da piazza Bra. Mi diceva che il mercato è fermo e inoltre di aver messo in vendita per tremila euro un persiano pagato venticinquemila euro da suo padre 20 anni prima, ma non riesce a venderlo.

    Anche i libri antichi risultano invendibili, pur essendo documenti originali straordinari del nostro passato. Si possono trovare libri dei primi anni del Cinquecento a prezzi stracciati! Vengono in mente i versi di un poeta latino del quinto secolo dopo Cristo: “I musici hanno sostituito i maestri di retorica nelle scuole e le biblioteche vengono chiuse per sempre, come tombe”.

    Antiquaria. Non solo antico, ma anche economico!

    Il mio stupore per tutto questo è stato accentuato quando ho chiesto a un amico esperto, perché sta accadendo tutto questo, quando ci siamo smarriti?  Scuotendo la testa ha confermato che il fenomeno è molto reale e piuttosto triste: “Questa dovrebbe essere l’era della sostenibilità, ma tutto ciò che vogliamo è il nuovo. Eppure si possono trovare incredibili occasioni e non si tratta solo di tavolini e cassettiere”. Non solo mobili?

    Questo mi ha spinto a una più approfondita ricerca e così ho scoperto che quasi tutto ciò che è vecchio e decorativo è incredibilmente economico. Le porcellane e le stoviglie, per esempio – Wedgwood e Ginori – spesso non hanno praticamente alcun valore. Tant’è che qualcuno si rassegna ad abbandonarli vicino a un cassonetto dell’immondizia.

    La mia rivelazione personale sono stati i bicchieri antichi. Soffiati a mano, con peculiarità e imperfezioni che, secondo me, li rendono più belli di qualsiasi oggetto lavorato a macchina. Ho scoperto che è possibile acquistare bicchieri del sette o ottocento, fragili ma belli che potrebbero aver toccato le labbra di Manzoni e Garibaldi, allo stesso prezzo di un bel bicchiere da vino moderno generico di un Fornasetti o Armani. In effetti, il vetro storico soffiato a mano è in realtà più economico di quello moderno soffiato a mano, firmato da nomi come Venini o Seguso. Perché gli oggetti più piccoli stanno diventando più economici, come i mobili? Anche in questo caso, c’è una convergenza di fattori.

    Uno dei più importanti è l’esistenza di siti come eBay ed Etsy, dove le persone comuni possono vendere i propri beni, da persona a persona, senza le seccature e i ricarichi dei rivenditori, dei banditori d’asta e dei negozi specializzati. Questo abbassa i prezzi complessivi, poiché la disponibilità esplode. Mi ha raccontato un amico inglese che i pianoforti che un tempo si trovavano in molte case della classe media oggi non li vuole più nessuno, neppure gratis e ci si riduce a doverli mandare alla demolizione presso le aziende di raccolta dei rifiuti.

    Mi chiedo anche se ci siano ragioni più profonde. Forse abbiamo semplicemente raggiunto una fase in cui l’umanità ha creato così tante cose da essere ormai saturi? La Cina ci ha riempito di articoli a prezzi stracciati e ci siamo convinti che questa bonanza durerà per sempre. Forse l’invecchiamento e il cambio della popolazione fanno sì che le cose belle che già esistono siano generosamente condivise tra un numero minimo di persone, ma questo fa calare i prezzi. O, forse, è perché stiamo diventando più stupidi e i nostri gusti stanno diventando più banali e grossolani e i nostri cervelli vengono plasmati dai nostri telefonini.

    A volte mi chiedo se acquistando pezzi antichi che si potrebbero rivalutare, siano un investimento ma ormai ho anche raggiunto la convinzione che non sarà così. Forse questi oggetti antichi non torneranno mai più di moda, come mi assicura, contro al suo interesse, un’amica che gestisce un negozio di antichità a Bardolino. Forse siamo come dei dinosauri e la fatale cometa sta per colpirci.

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