Categoria: Cronaca Lessinia e Montagna

  • Lessinia da vedere (e da assaggiare!): undici escursioni sotto il plenilunio

    Lessinia da vedere (e da assaggiare!): undici escursioni sotto il plenilunio

    In Lessinia sotto la neve anche i sentieri sono più "morbidi", e alla luce della luna è davvero magia
    In Lessinia sotto la neve anche i sentieri sono più “morbidi”, e alla luce della luna è davvero magia
    Monte Veronese, un'eccellenza della Lessinia
    Monte Veronese, un’eccellenza della Lessinia
    Ciaspole ai piedi alla scoperta della montagna
    Ciaspole ai piedi: alla scoperta della montagna
    Nel cielo della Lessinia ancora una pennellata di tramonto, ma presto arriverà la luna
    Nel cielo della Lessinia ancora una pennellata di tramonto, ma presto arriverà la luna
  • Quando il riscaldamento climatico favorì la vita in montagna

    Quando il riscaldamento climatico favorì la vita in montagna

    Se nel Medioevo la temperatura non fosse salita le comunità della Lessinia non sarebbero mai esistite

    (Stefano Valdegamberi*) Durante il Medioevo, tra il IX e il XIII secolo, l’Europa visse un periodo di riscaldamento climatico naturale noto come Ottimo Climatico Medievale. Le temperature medie salirono, i ghiacciai si ritirarono e le montagne divennero più accoglienti per l’uomo. Non si trattò di un’anomalia distruttiva, ma di una fase storica che rese possibile qualcosa fino ad allora impensabile: la colonizzazione stabile delle zone d’alta quota. Il caso della Lessinia, nel Veronese, è tra i più emblematici.

    Fino a quel momento le aree montane erano per lo più disabitate, inospitali, coperte da boschi o da pascoli stagionali. Ma il miglioramento del clima, spostò più in alto il limite del bosco e la stagione agricola si allungò. Questo permise di coltivare terre che prima erano troppo fredde, di allevare bestiame a quote più elevate e, soprattutto, di vivere in montagna tutto l’anno. Allo stesso tempo l’Europa conobbe un’espansione demografica senza precedenti: la popolazione passò da circa 35 milioni intorno all’anno 1000 a oltre 60 milioni nel 1200. Le pianure, pur fertili, non bastavano più. Così, molte famiglie e gruppi sociali iniziarono a cercare nuovi territori da colonizzare, spingendosi verso le aree montane.

    Le autorità feudali e religiose favorirono questa migrazione offrendo terre, diritti di pascolo e incentivi ai nuovi coloni. In tutto l’arco alpino, dalla Svizzera al Piemonte, dal Trentino alla Valtellina, fiorirono insediamenti agricoli tra i 1.200 e i 1.800 metri di altitudine, altezze che oggi sarebbero troppo severe per vivere stabilmente. Nelle valli svizzere come la Val Müstair e la Val Poschiavo sono stati trovati resti di villaggi medievali che testimoniano un’occupazione più intensa rispetto ai secoli precedenti. In Val di Fassa, in Trentino, ma anche nella Val Sesia o nella Val di Fiemme, il paesaggio fu modificato dall’uomo grazie al clima più mite, con pascoli, campi e persino coltivazioni di vite e cereali.

    Ma è in Lessinia che questo processo assume un significato ancora più marcato. Qui, in quella che oggi è l’alta collina e montagna veronese, l’insediamento stabile ebbe inizio proprio grazie al riscaldamento del periodo medievale. Prima le comunità stabili non superano i 600 mt. Villaggi come Selva di Progno, Boscochiesanuova, Erbezzo, Velo Veronese e Roverè Veronese sorsero tra il XII e il XIII secolo, in territori che fino ad allora erano ritenuti troppo duri per essere abitati. A rendere possibile questa colonizzazione fu anche l’arrivo di gruppi germanici, noti oggi come cimbri, che giunsero in zona proprio in quel periodo, inserendosi nel più ampio fenomeno migratorio dell’Ostsiedlung, ovvero la colonizzazione delle terre orientali e di montagna. Questi coloni portarono con sé tecniche agricole, saperi, cultura, e soprattutto la volontà di stabilirsi in modo permanente.

    L’insediamento dei cimbri in Lessinia non fu un evento casuale, ma l’effetto combinato del cambiamento climatico e della pressione demografica. Le terre rese fertili dal riscaldamento e il disboscamento progressivo permisero la nascita di comunità autonome che daranno origine ai cosiddetti Tredici Comuni Cimbri. Carlo Cipolla, noto storico veronese, scrisse che “i coloni tedeschi si insediarono in territori prima deserti o disabitati”. Senza l’Ottimo Climatico Medievale probabilmente la Lessinia non sarebbe mai diventata un’area popolata e produttiva.

    È curioso, oggi, vedere come ogni accenno al cambiamento climatico venga interpretato in chiave esclusivamente negativa. Eppure, la storia ci mostra che vi sono stati momenti in cui il riscaldamento ha favorito la vita umana, ha ampliato gli orizzonti della civiltà contadina e ha permesso la nascita di intere comunità. Io stesso l’ho sottolineato provocatoriamente: “Ditelo ai catastrofisti che senza il global warming medievale Selva di Progno, Boscochiesanuova, Erbezzo, Velo, Roverè non sarebbero mai nati!” Non si tratta certo di negare le attuali sfide climatiche, ma di riconoscere che il rapporto tra uomo e clima è complesso, dinamico e, a volte, sorprendente. La Lessinia ne è una prova concreta: un territorio che esiste, prospera e vive grazie a un caldo antico.

    *consigliere regionale veronese

  • Accelerare i rimborsi per le predazioni dei lupi in Lessinia

    Accelerare i rimborsi per le predazioni dei lupi in Lessinia

    L’intervento di Bozza

    A Boscochiesanuova al Parco regionale della Lessinia si è svolto oggi l’incontro con l’assessore regionale Corazzari e le associazioni di categoriaper fare il punto sulle azioni regionali per contrastare le predazioni del bestiame da parte dei lupi.

    Il consigliere regionale veronese Alberto Bozza, commentando l’incontro, si è espresso così: “Bene che la Regione stia approntando delle azioni per lo studio e il monitoraggio del lupo, seguendo quanto abbiamo proposto nei mesi scorsi in Consiglio regionale. Serve però accelerare i tempi e le procedure dei rimborsi dei capi predati per gli allevatori e aggiornare il prezzario prevedendo anche rimborsi per i danni indiretti. E va istituito un tavolo di coordinamento con le associazioni di categoria degli allevatori e degli agricoltori, le associazioni venatorie, le polizie provinciali per condividere le scelte e accorciare l’iter decisionale”.

    Bozza ha ricordato le proposte contenute nella sua mozione: formare figure professionali da abilitare all’attività di controllo del lupo, per realizzare interventi di condizionamento avversivo e di rimozione; realizzare un piano di monitoraggio del lupo da far partire in via sperimentale in Lessinia, quindi una vera e propria mappatura dei branchi attraverso la telemetria satellitare, piano propedeutico poi a un efficace contenimento quando, tra pochi mesi, cambierà la direttiva Habitat con il declassamento della protezione del lupo e Stati europei e Regioni avranno più poteri nelle azioni di contrasto; e istituire il tavolo permanente di confronto.  

    Bozza. Nei ministeri resistenza ideologica dell’apparato nell’aiuto agli allevatori

    Bozza però ha avvertito: “Deve anche cambiare la mentalità all’interno dei ministeri, oggi c’è un Governo che politicamente vuole realmente aiutare gli allevatori e la montagna, ma all’interno della parte tecnica c’è ancora una forte resistenza ideologica”.

    Bozza ha anche sottolineato di come sia necessario “accorciare tempi e procedure degli indennizzi” ed “esonerare l’allevatore predato dei costi di smaltimento della carcassa”. E occorre “avere chiarezza sui contributi indiretti, quindi aggiornare i prezzari prevedendo anche i danni indiretti”.

    “Dobbiamo scongiurare lo spopolamento della montagna – ha concluso Bozza –

    ed evitare che passi lo sconforto in chi lì lavora e produce, sarebbe una sconfitta politica e sociale per tutti. Dobbiamo mettere in campo tutte le soluzioni possibili, con pragmatismo e senza scandere nel facile populismo”. 

  • Lessinia. Acque Veronesi sfida la gravità e manda l’acqua sopra i 1700 metri

    Lessinia. Acque Veronesi sfida la gravità e manda l’acqua sopra i 1700 metri

    Quella che sta portando Acque Veronesi sull’altopiano della Lessinia è un’acqua che sfida le leggi della gravità, un’acqua che, anziché scendere a valle, dal basso sale verso l’alto per alimentare potenzialmente un’ottantina di malghe, assicurando attività economiche e quel presidio del territorio indispensabile per la montagna veronese. Per riuscirci il gestore veronese sta posando oltre 20 km di nuove condotte in acciaio, affiancate da nuovi serbatoi, impianti di rilancio e un generale intervento di ammodernamento degli impianti esistenti sul posto.


    Nel pomeriggio di ieri il presidente di Acque Veronesi Roberto Mantovanelli ha guidato un sopralluogo tecnico per seguire l’avanzamento dei lavori, sostenuti, grazie al lavoro di squadra dei comuni di Bosco Chiesanuova, Erbezzo e Sant’Anna d’Alfaedo, con i finanziamenti riconosciuti da Fondo Comuni di Confine e ATO Veronese, per un valore complessivo delle opere di 7,5 mln di euro.

    Le nuove infrastrutture consentiranno di alimentare aree anche piuttosto impervie – è il caso del Monte Tomba a Bosco Chiesanuova – rappresentano anche una risposta fondamentale nei periodi di siccità. Con il calo delle portate delle sorgenti che alimentano la zona, infatti, il rischio di interruzioni della fornitura si fa più elevato e i serbatoi attuali possono sopperire alla domanda delle utenze collegate solo per breve tempo. Poter contro-alimentare il sistema, in particolare dal campo pozzi di Dolcè, significa rendere questo nuovo acquedotto resiliente ed in grado di assicurare continuità nel servizio.


    Soddisfazione è stata espressa in occasione del sopralluogo tecnico per l’andamento dei lavori, in linea con le tempistiche stringenti di avvio e conclusione del cantiere. Un risultato non banale, considerata la complessità rappresentata dall’esecuzione di lavori in alta quota. Ad oggi risultano già posate oltre il 90% delle nuove condotte, mentre sono in fase di lavorazione i cinque nuovi serbatoi che serviranno per alimentare la nuova rete. Le infrastrutture che si stanno posando sono predisposte inoltre per il passaggio eventuale sia per la rete elettrica che per quella dati, portando così servizi all’avanguardia che fino ad oggi la conformazione geografica di questa zona hanno reso più difficili.

  • Al via due cantieri di Acque Veronesi per 2,5 milioni di euro: nuova fognatura ad Azzago e un serbatoio idrico a Stallavena

    Al via due cantieri di Acque Veronesi per 2,5 milioni di euro: nuova fognatura ad Azzago e un serbatoio idrico a Stallavena

    Partiranno la prossima settimana due importanti interventi infrastrutturali nel territorio comunale di Grezzana, promossi da Acque Veronesi per un investimento complessivo di 2,5 milioni di euro. Le opere interesseranno le frazioni di Azzago e Stallavena, con l’obiettivo di potenziare la rete fognaria e migliorare la capacità di distribuzione idrica.

    Nel dettaglio, ad Azzago sarà avviato un cantiere per l’estensione della rete fognaria, destinato a collegare l’area non ancora servita all’attuale impianto di Romagnano. Un progetto dal valore di 2,3 milioni di euro che prevede la posa di circa tre chilometri di nuove condotte e che porterà beneficio a circa 700 residenti. Le acque reflue verranno convogliate al depuratore di Verona, garantendo così un trattamento adeguato e riducendo l’impatto ambientale. La dismissione di tre vasche Imhoff attualmente in funzione contribuirà ulteriormente alla tutela del territorio, eliminando possibili rischi di sversamenti dovuti a malfunzionamenti o usura degli impianti esistenti. Il termine dei lavori è previsto per il mese di dicembre.

    Per consentire lo svolgimento in sicurezza delle operazioni di scavo, in accordo con il Comune di Grezzana sono state predisposte modifiche temporanee alla viabilità. Dal 7 luglio al 7 agosto sarà in vigore un divieto di transito veicolare e pedonale h24 in via dei Monti fino all’intersezione con via Lumiago, attivo dal lunedì al venerdì (con deroga per il trasporto pubblico locale dalle ore 18.00 alle 8.00). Previsti anche il divieto di sosta lungo l’intero tratto interessato e limitazioni per i mezzi pesanti in via Villa di Azzago. L’intera area del parcheggio di via Villa sarà inoltre interdetta alla sosta, con rimozione forzata, a partire dal 4 luglio.

    Parallelamente, nella frazione di Stallavena verrà realizzato un nuovo serbatoio idrico da 26 metri cubi di capienza, in sostituzione dell’impianto attuale ormai obsoleto e sottodimensionato. L’intervento, dal valore di 200.000 euro, permetterà di garantire una maggiore portata alla rete di distribuzione, rispondendo in modo più efficace alla domanda idrica della zona.

    «Con due milioni e mezzo di investimenti – dichiara il presidente di Acque Veronesi, Roberto Mantovanelli – diamo una concreta risposta alle esigenze dei territori, migliorando servizi essenziali come la rete fognaria e l’approvvigionamento idrico. Si tratta di opere pensate non solo per risolvere criticità attuali, ma anche per accompagnare lo sviluppo futuro dell’area, sia residenziale sia turistico».

    Soddisfazione anche da parte dell’Amministrazione comunale. «Ringrazio Acque Veronesi e il presidente Mantovanelli per l’impegno profuso – afferma il sindaco di Grezzana, Arturo Alberti –. Questi lavori risolvono problematiche storiche e rappresentano un investimento importante per il benessere dei cittadini e la sostenibilità del nostro territorio. Con interventi di questo tipo, la Valpantena guarda con maggiore fiducia al proprio futuro».

  • Allerta caldo: Acque Veronesi invita a un uso responsabile dell’acqua. Prime criticità in Lessinia

    Allerta caldo: Acque Veronesi invita a un uso responsabile dell’acqua. Prime criticità in Lessinia

    Con l’arrivo del caldo intenso, Acque Veronesi lancia un appello alla cittadinanza per un uso attento e consapevole dell’acqua, alla luce delle prime riduzioni di portata registrate in alcune sorgenti della Lessinia. Un segnale che anticipa possibili fenomeni siccitosi e che ha attivato, questa mattina, una riunione tecnica tra i settori aziendali competenti per predisporre le azioni da mettere in campo in caso di emergenza.

    Come spiegano i tecnici dell’azienda, durante la stagione estiva le portate delle sorgenti si mostrano particolarmente sensibili alla scarsità di precipitazioni, e in alcune aree periferiche, dove non è sempre possibile alimentare i serbatoi con reti interconnesse, il rischio di interruzioni del servizio richiede interventi urgenti con autobotti.

    Di qui l’invito rivolto agli utenti ad evitare gli sprechi, seguendo semplici accorgimenti che possono fare la differenza, sia per la collettività che per il risparmio personale. In particolare, si raccomanda di limitare l’irrigazione continua di orti e giardini, rinviare il riempimento delle piscine e evitare il lavaggio domestico dell’auto, tutte pratiche che comportano un elevato consumo idrico.

    Le buone pratiche per una gestione sostenibile della risorsa sono illustrate nel video informativo realizzato da Acque Veronesi, disponibile sul sito ufficiale dell’azienda al link: https://acqueveronesi.it/sostenibilita-e-sviluppo/buone-pratiche

    Anche Ato Veronese, l’ente di governo dell’idrico per il territorio provinciale, sottolinea la necessità di prestare attenzione ai consumi superflui, soprattutto in un contesto segnato dagli effetti dei cambiamenti climatici, sempre più evidenti e persistenti.

    A fronte di queste sfide, Acque Veronesi prosegue l’attuazione del piano investimenti 2024–2029, che prevede oltre 390 milioni di euro destinati a potenziare la resilienza e l’efficienza dei sistemi acquedottistici. L’obiettivo è garantire, anche in futuro, un servizio sicuro, continuativo e rispettoso delle risorse naturali.

  • ‘L’anticamera dell’inferno’ è a San’Anna d’Alfaedo

    ‘L’anticamera dell’inferno’ è a San’Anna d’Alfaedo

    La Spluga della Preta, la voragine sui Lessini

    Sabato 14 giugno, sui pascoli del Corno d’Aquilio a Sant’Anna d’Alfaedo, una performance teatrale narrativa con l’attore e scrittore Alessandro Anderloni e lo speleologo ed esploratore Francesco Sauro farà rivivere la prima discesa nella Spluga della Preta,“L’anticamera dell’inferno”, a 100 anni dall’esplorazione che ha cambiato la storia della speleologia 

    È il 14 giugno 1925 quando un gruppo di alpinisti della sezione universitaria del Cai di Verona (Sucai) tenta di scendere, per la prima volta, nel primo pozzo della più misteriosa voragine dei Monti Lessini: la Spluga della Preta. 

    A ripercorrere questa leggendaria impresa sui pascoli del Corno d’Aquilio, nel comune di Sant’Anna d’Alfaedo, sabato 14 giugno alle 16 (o il giorno successivo in caso di maltempo), è la performance teatrale narrativa “L’anticamera dell’inferno”. L’evento inaugura, nell’anno dell’anniversario,“Cento anni nell’abisso”: il progetto realizzato dal Film Festival della Lessinia e dalle Associazioni Benetticeras e Troglobius con il sostegno della Cassa Rurale Vallagarina e il patrocinio del Parco naturale regionale della Lessinia e dei Comuni di Sant’Anna d’Alfaedo e di Bosco Chiesanuova.

    Il pubblico è chiamato a salire a piedi sul Corno d’Aquilio, con ritrovo alle 14.15 in contrada Coste, e a prendere posto sul pascolo all’imboccatura dell’abisso dove sarà allestito lo spettacolo che è a partecipazione libera, senza prenotazione. 

    L’anticamera dell’inferno, libro del 1926

    L’attore e scrittore Alessandro Anderloni e lo speleologo ed esploratore Francesco Sauro ripercorreranno, grazie ai testi del libro “L’anticamera dell’inferno” di Luigi Freddi (1926) e ad altri documenti, quella storica discesa in un luogo fino a quel momento inviolato. La Spluga della Preta, una delle voragini più famose ed esplorate del mondo, è celebre per i suoi profondi pozzi, per le difficili e strette fessure, per le esplorazioni speleologiche che per quasi trent’anni hanno portato questa cavità carsica in testa alla classifica dei più profondi abissi della Terra. 

    Il progetto “Cento anni nell’abisso” intende celebrare l’anniversario, fare memoria e soprattutto dare un ulteriore contributo alla conoscenza di un sito simbolo della speleologia italiana e mondiale. Si tratta della prima di una serie di iniziative che si concluderanno nell’ambito della trentunesima edizione del Film Festival della Lessinia, la rassegna cinematografica internazionale in programma a Bosco Chiesanuova dal 22 al 31 agosto.

    «Il Film Festival della Lessinia inaugura con questo evento un calendario di iniziative per celebrare un anniversario storico – spiega Alessandro Anderloni, che è anche direttore artistico del Festival –. Nessuno, quel giorno di cento anni fa, poteva sapere che quella discesa sarebbe stata la prima delle più grandi imprese esplorative e scientifiche della storia della speleologia italiana. Dopo l’evento del 14 giugno, nella trentunesima edizione del Festival ci saranno eventi, incontri, mostre, spettacoli dedicati a questo anniversario».

  • Salviamo la pecora brogna

    Salviamo la pecora brogna

    La pecora brogna, razza tipica della Lessinia, è in via d’estinzione. Bisogna salvarla. Per questo il consigliere regionale veronese di FI Alberto Bozza ha presentato una mozione  che impegna la Regione Veneto ad attivarsi con il Governo, in particolare in Ministero della Salute, per promuovere azioni di tutela delle specie ovine di montagna a rischio estinzione. In primis, appunto, la pecora brogna della Lessinia. 

    Salviamo la pecora brogna
    Alberto Bozza

    La pecora rogna autoctona della Lessinia

    Nello specifico l’obiettivo di Bozza è arrivare al rinnovo della deroga ministeriale (in scadenza quest’anno) per consentire la riproduzione delle pecore autoctone Alpagota, Lamon, Foza e Brogna con utilizzo di arieti di diversa classe genetica (R2 e R3). “Salvare dall’estinzione queste specie – dice Bozza – significa preservare la biodiversità e l’eterogeneità dei territori, garantendo la sopravvivenza di prati e pascoli, quindi di aree montane che altrimenti sarebbero abbandonate”. Quanto richiesto da Bozza va nella direzione di tutelare anche gli allevatori, che altrimenti, dice il consigliere, “sarebbero costretti a ricorrere ai pochi esemplari maschi della specie, con l’aumento esponenziale dei costi”.  

  • Palaghiaccio di Bosco Chiesanuova, accordo fra Veneto e Coni per la sua riqualificazione

    Palaghiaccio di Bosco Chiesanuova, accordo fra Veneto e Coni per la sua riqualificazione

    C’è anche il palaghiaccio di Bosco Chiesanuova (nella foto Daily-Verona Network) negli impianti oggetto dell’accordo per la riqualificazione fra Regione Veneto e Coni. Il Veneto si prepara a vivere un momento storico. Manca meno di un anno ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 e l’intero territorio è pronto a cogliere questa straordinaria opportunità. Per garantire infrastrutture moderne e all’altezza di eventi di caratura internazionale, la Regione del Veneto ha sottoscritto un Accordo Quadro triennale con la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ministro per lo Sport e i Giovani e la Federazione Italiana Sport del Ghiaccio (FISG), finalizzato alla riqualificazione degli impianti sportivi su ghiaccio nel territorio regionale.

    “L’entusiasmo per Milano-Cortina cresce ogni giorno, il Veneto sarà al centro di questo evento epocale e dobbiamo farci trovare pronti – dichiara il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia-. Vogliamo che questi Giochi siano un simbolo di eccellenza e ospitalità: il nostro obiettivo è offrire impianti all’avanguardia, che non solo valorizzino il nostro sistema ghiaccio, ma che siano anche accessibili e inclusivi per tutti, dagli atleti agli appassionati”.

    Il Veneto vanta una lunga tradizione negli sport del ghiaccio, con strutture che hanno ospitato competizioni e generazioni di campioni. “Molti dei nostri impianti hanno una storia importante e oggi necessitano di un ammodernamento – continua Zaia –. Grazie a questo accordo, possiamo avviare un percorso per riqualificare le strutture esistenti e, dove necessario, realizzarne di nuove, garantendo che rispondano ai più moderni standard di efficienza, sicurezza e accessibilità”.

    L’inclusività sarà un pilastro fondamentale del progetto. Gli interventi previsti non solo miglioreranno la qualità delle strutture per gli atleti professionisti, ma assicurano che gli impianti siano pienamente accessibili alle persone con disabilità, permettendo a tutti di vivere lo sport in un ambiente senza barriere.

    L’accordo prevede che la Federazione Italiana Sport del Ghiaccio conduca una ricognizione delle strutture esistenti per individuare le priorità d’intervento. Il Dipartimento per lo Sport e la Regione del Veneto lavoreranno per reperire le risorse necessarie, mentre i Comuni interessati contribuiranno con proprie risorse fino a un massimo del 50 per cento del valore degli interventi.

    A garantire il coordinamento e la sinergia tra le parti sarà una Cabina di Regia con due rappresentanti per ciascun firmatario dell’accordo, mentre il monitoraggio dell’attuazione sarà affidato a un Comitato di Vigilanza.

    Attualmente, in Veneto sono presenti 11 impianti di ghiaccio: Alleghe, Asiago, Auronzo, Bosco Chiesanuova, Cortina, Feltre, Padova, Pieve di Cadore, Roana, San Vendemiano e Zoldo. Il territorio ospita 23 società affiliate alla FISG, di cui 9 attive da oltre 40 anni. Gli atleti veneti tesserati nelle discipline del ghiaccio sono circa 2.000, con un’ampia diffusione di hockey, pattinaggio di figura, curling, short track e speed skating.

    “I Giochi Olimpici e Paralimpici saranno una straordinaria occasione per il nostro territorio, non solo dal punto di vista sportivo ma anche culturale ed economico” – conclude Zaia –. “Con questo piano di riqualificazione, il Veneto dimostrerà ancora una volta di essere un punto di riferimento per lo sport internazionale e per un futuro più accessibile e inclusivo”.

    Zaia ha infine espresso il suo ringraziamento al Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e al Presidente della Federazione Italiana Sport del Ghiaccio, Andrea Gios, per il loro impegno e la loro sensibilità nel supportare questo progetto di rilancio delle infrastrutture sportive venete.

    “Siamo molto felici e soddisfatti di questo accordo con Regione Veneto e grati a tutti coloro che si sono adoperati affinché si possa realizzare questa opportunità – dichiara il Presidente della Federazione Italiana Sport del Ghiaccio, Andrea Gios -. Gli interventi di riqualificazione sugli impianti sportivi daranno ulteriore slancio alla pratica e allo sviluppo degli sport del ghiaccio in un territorio che da sempre vanta una tradizione unica con le nostre discipline. L’Accordo Quadro sarà fondamentale sia in ottica di avvicinamento a Milano Cortina sia per i benefici concreti offerti alla cittadinanza. Auspico che collaborazioni di questo genere si possano riproporre presto anche con altre realtà territoriali in cui gli sport del ghiaccio giocano un ruolo strategico”.

  • Parco Naturale Regionale della Lessinia, un 2025 di consolidamento.

    Parco Naturale Regionale della Lessinia, un 2025 di consolidamento.

    Dal completamento del passaggio dei beni mobili e immobili dall’ex Comunità montana della Lessinia, il cui percorso è iniziato nel marzo 2024, agli importanti lavori di bonifica degli impianti di risalita dei comprensori sciistici di Branchetto – Monte Tomba e Passo Fittanze, alla manutenzione del Ponte Tibetano della Valsorda e dell’area di Riserva naturale ad Indirizzo didattico del Ponte di Veja solo per citare alcuni interventi, il 2025 che si è appena aperto sarà un anno d’intensa attività e consolidamento per l’Ente Parco Naturale Regionale della Lessinia.

    Il citato trasferimento all’Ente Parco del patrimonio dell’ex Comunità montana è un «passaggio epocale» – come già rimarcato più volte dal presidente Massimo Sauro – le cui basi sono state poste nel 2024. Quel 2024 andato in archivio con l’approvazione del Bilancio di previsione 2025/2027 avvenuta all’unanimità (19 presenti e 19 voti favorevoli) nell’assemblea della Comunità del Parco del 23 dicembre scorso.

    Si tratta di un bilancio di funzionamento, ma l’Ente Parco confida di ricevere in futuro maggiori risorse economiche dalla Regione Veneto, proprio in virtù del piano di successione che prevede il trasferimento di beni, servizi e gestioni dalla Comunità montana della Lessinia all’Ente Parco stesso. Nel programma del 2025 del Parco spiccano una serie di manutenzioni
    legate al patrimonio naturalistico, ambientale, storico ed etnico della Lessinia.

    «Si prospetta un intenso anno di attività e progetti per l’Ente Parco che quest’anno festeggia i 35 anni di attività per cui organizzeremo delle iniziative – spiega il presidente del Parco Naturale Regionale della Lessinia Massimo Sauro – Tra le priorità nel 2025 abbiamo in programma importanti lavori di manutenzione fondamentali per garantire la sicurezza e la fruibilità delle nostre infrastrutture da parte dei numerosi visitatori e turisti. Ogni intervento di manutenzione, ogni progetto di sviluppo e ogni iniziativa di comunicazione devono essere orientati a un duplice obiettivo: proteggere la Lessinia e la sua biodiversità e, insieme, farla scoprire, amare e rispettare da chi la visita. L’Ente ha incaricato uno studio ingegneristico ambientale di redigere uno studio di fattibilità per individuare un itinerario ciclo-pedonale che riduca al minimo il transito sulla Translessinia. Una volta completato, lo studio sarà presentato e discusso con i vari portatori d’interesse in Consulta del Parco».

    L’Ente Parco ha provveduto all’affidamento dei lavori di rimozione degli impianti di risalita nei comprensori sciistici di Branchetto, Monte Tomba e Fittanze. Si tratta di un progetto finanziato dalla Regione Veneto per la dismissione delle strutture fatiscenti dei vecchi impianti di risalita di sci nel Parco con l’obiettivo di ripristinare il paesaggio naturale. L’intervento, con inizio dei lavori previsto per la primavera 2025, sarà realizzato in collaborazione e condivisione dei proprietari dei terreni interessati. Un cantiere in apertura fra settembre e ottobre riguarderà il Ponte di Veja, il cui primo progetto per il percorso di accesso con la staccionata in legno risale a trent’anni fa. Da allora gli interventi sono stati diversi.

    Adesso sono in programma la sostituzione del parapetto in legno con un nuovo parapetto in metallo e la manutenzione ordinaria della recinzione posta sulla sommità dell’arcata: si tratta di un intervento, realizzato dalla Comunità montana in collaborazione con l’Ente Parco, la cui conclusione è prevista – condizioni meteo permettendo – entro dicembre.

    Il Ponte Tibetano della Valsorda, che risale al 2013, necessita di controlli tecnici annuali nonché di opere di manutenzione ordinaria ogni cinque anni. L’obiettivo è sempre garantire la sicurezza del passaggio pedonale. Durante l’anno scorso, dopo l’ultimo controllo eseguito nel 2019, è stata effettuata una nuova ispezione tecnica e messa in sicurezza: dopo la chiusura di alcuni sentieri del comprensorio, la cui estesa rete è collegata al Ponte, è in corso la valutazione degli interventi di manutenzione da realizzare non appena sarà stabilita la copertura dei costi.

    Attese nel mese di aprile la riapertura di malga Derocon di Erbezzo e la Spluga della Preta, di cui ricorre nel 2025 il centenario della prima esplorazione della cavità avvenuta nel 1925.

    È prevista per marzo la riapertura del Museo di Bolca, contestualmente a quella dell’area archeologica della Pesciara. Il Museo è oggi eccezionalmente chiuso per il periodo invernale a causa della rottura dell’impianto di riscaldamento. Sono già stati concordati con la Comunità montana, tuttora proprietaria della struttura museale, alcuni interventi straordinari per il miglioramento dell’efficientamento energetico della struttura: si tratta dell’adeguamento dell’impianto elettrico e della realizzazione di un impianto fotovoltaico. È in fase di analisi e di valutazione la progettazione per l’installazione di un sistema di riscaldamento e climatizzazione moderno, il cui via potrebbe scattare già a fine ottobre 2025 e l’inaugurazione della rinnovata struttura è prevista nel 2026.

    «A trent’anni dalla sua inaugurazione, avvenuta nel 1996 – sottolinea Sauro – è giunto il momento di avviare la realizzazione di
    una serie di interventi necessari ed indifferibili al Museo dei Fossili, anche in considerazione della candidatura UNESCO dei siti e giacimenti della Val d’Alpone, con il Museo dei Fossili di Bolca e l’area archeologica della Pesciara realtà imprescindibili per il
    raggiungimento di tale prestigioso riconoscimento».

    La prima iniziativa per i 35 anni dell’Ente, organizzata dalla direzione, è in programma venerdì 31 gennaio alle 20.30 nella sede in
    Piazza Borgo, 52 a Bosco Chiesanuova con la presentazione di studi e ricerche realizzate alla Spurga delle Cadene, nel comune di Dolcè, a cura di Ennio Nicolini e Alessandro Mastella, dell’Università di Bologna, che presenteranno i dati delle analisi acustiche,
    sedimentologiche, idrogeologiche e faunistiche svolte nella Grotta. Interverrà Leonardo Latella, curatore zoologo del Museo di Storia Naturale di Verona. Introdurrà il presidente Massimo Sauro e moderatore sarà Francesco Sauro, Dipartimento di Geoscienze, Università di Padova.

    Saranno organizzati il CamminaParco 2025/2026 ampliato con alcuni nuovo appuntamenti ed escursioni, inserite nel programma eventi della Regione Veneto in vista delle prossime Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 e la tradizionale Festa della Podestaria che sarà sabato 2 agosto oltre ad altre iniziative di carattere culturale, naturalistico e didattico-formativo in corso di definizione e sviluppo.

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