La politica dell’Unione europea sull’immigrazione sta cambiando. Lunedì 9 marzo la commissione per le libertà civili del Parlamento europeo ha approvato una proposta del Ppe che dà la priorità alle espulsioni; che introduce il reato di soggiorno irregolare; che aumenta la detenzione amministrativa fino a 24 mesi e che semplifica le procedure per i rimpatri.
Approvata anche la possibilità di creare centri di espulsione fuori del territorio dell’Unione. Una scelta che avvalora quella del governo italiano di crearne in Albania: una vittoria della Meloni, che per questo era stata sempre attaccata dalla sinistra.

Una nuova linea politica per l’UE?

Un’inversione di tendenza rispetto alla linea lassista tenuta finora. La proposta della commissione ha visto una maggioranza insolita, formata da PPE e della destra. Un passaggio che potrebbe essere la chiave per uno spostamento dell’asse di centrosinistra che ha guidato finora l’Europa.

Ora il testo passa all’Assemblea. In quella sede si potrà constatare se il voto della commissione per le libertà civili è stato un episodio oppure se è l’inizio di una nuova politica da parte di Bruxelles e Strasburgo. Se approvato, per essere operativo, dovrà poi passare al Consiglio europeo dove siedono i rappresentanti degli stati membri.

Polato sottolinea il contributo del gruppo parlamentare ECR

«Tra le principali novità del regolamento – osserva l’eruodeputato veronese Daniele Polato– – vi è l’introduzione dell’ordine di rimpatrio europeo. In pratica, una decisione di rimpatrio presa da uno Stato membro potrà essere riconosciuta ed eseguita anche dagli altri Paesi dell’Unione, impedendo così che un immigrato irregolare possa sottrarsi al provvedimento semplicemente spostandosi in un altro Stato. Il testo introduce inoltre procedure più rapide ed efficaci per il rimpatrio volontario o forzato nei casi di mancata collaborazione o pericolo per la sicurezza.

polato
Daniele Polato

Così come nuovi strumenti per prevenire il rischio di fuga, prevedendo misure di trattenimento quando necessario per garantire l’effettiva esecuzione del rimpatrio. Un passaggio strategico riguarda poi la cooperazione con i Paesi terzi e la realizzazione di centri o hub per i rimpatri, sulla base di accordi con l’Unione europea o con gli Stati membri: un modello che richiama l’approccio già adottato dall’Italia con l’accordo siglato con l’Albania».

»Si tratta di un cambiamento epocale – conclude Polato – frutto anche del lavoro del gruppo ECR e di Fratelli d’Italia, che da tempo chiedono un’Europa più determinata nel contrasto all’immigrazione irregolare. Difendere i confini, garantire rimpatri efficaci per chi non ha diritto di restare e allo stesso tempo distinguere chiaramente tra immigrazione legale e illegalità è la strada giusta per tutelare la sicurezza dei nostri territori e dei cittadini».